Giornalismo


La penna e il mouse, insieme con l’industria.

 

La scrittura e l’informazione, il copywriting e la pubblicità, comparti in apparenza distanti, conflittuali, si accordano in una melodia espressiva, mai fine a se stessa, sostenuta in qualsiasi caso da argomenti forti, i soli che restano sempre a motivare il senso del dire su carta e con bit. La linea di unione fra mondi apparentemente così monolitici è segnata dal trionfo degli uffici stampa, vero attualissimo motore dell’informazione, schierato, ma pur sempre “sul pezzo”.

È il “mio scrivere”, modulato, flessibile, in sintonia con le richieste, il contesto, in poche parole, con chi e con che cosa mi sta di fronte. Oggi le barriere, i muri concettuali non esistono più, sono abbattuti dall’ibridazione, dalle contaminazioni, per cui vedere lo stile della pubblicità e lo stile dell’informazione come regni in conflitto è sorpassato. Certo, cambia il destino, questo è ben chiaro, per ciascuno di essi, ma forse nemmeno: la persuasione e le reticenze sono assai spesso evidenti, in entrambi. Eppure l’opportunità di servirsi di ambedue gli strumenti arricchisce sia chi scrive sia chi legge.

Questa sorta di realismo guida le mie collaborazioni giornalistiche, in un mondo che dire globale è dire glocale, in cui le distanze che crollano creano nuove occasioni, di scambio, quindi di dovizia. Il mio scrivere è qui, sia per magazine di economia e di marketing, sia per organi B2B o ancora per la pura informazione, il dire, il trasmettere. Questa è la penna di oggi, divenuta mouse, entrambi prodotti dell’industria, ormai, sempre più digitale, smart e 4.0.